BENCINI (già ICAF e poi CFM) - MILANO

La Bencini è stata l’ultima delle industrie italiane che producevano apparecchi fotografici non professionali a cessare l’attività, sul finire degli anni 80, dopo aver resistito alla concorrenza tedesca prima e giapponese poi. In circa 50 anni di attività, prima sotto la guida del fondatore Antonio Bencini e poi sotto quella del figlio Roberto, questa azienda produsse numerosi apparecchi sempre adeguandosi al progredire della tecnica riguardo ai materiali con cui costruire le fotocamere, al formato della pellicola, all’uso di caricatori speciali, alla forma e alle dimensioni dell’apparecchio, il tutto cercando di non allontanarsi mai dalla propria filosofia costruttiva :
la Semplicità.
Quando Antonio Bencini giunse a Milano verso la metà del 1930 aveva già una solida esperienza di costruttore di apparecchi fotografici maturata prima alla FIAMMA di Firenze e poi a Torino nella Filma, aziende passate poi sotto il controllo della Ferrania. A Milano Bencini costituì una nuova società, la ICAF, e nel 1938 circa mise in commercio i primi apparecchi: Roby, un apparecchio box in metallo per pellicola formato 120 e negativo di 6x9 cm
Gabry, sempre un apparecchio box in metallo per pellicola formato 127 e negativo di 4x6 cm e Delta, un apparecchio folding per pellicola formato 120 e negativo di 6x9 cm. A titolo di curiosità possiamo dire che i nomi Roby e Gabry derivarono dal nome dei figli di Antonio Bencini, Roberto e Gabriella. Presto la società cambiò nome e divenne CFM, anche la Roby e la Gabry cambiarono nome e in applicazione alle norme emanate dal regime fascista contro le parole straniere cambiarono la y finale in i diventando Robi e Gabri. Furono inoltre messe in commercio altri due apparecchi folding simili alla Delta: Etna e Argo. Di lì a poco scoppio la Seconda Guerra Mondiale e la produzione di fotocamere venne sostituita da quella di componenti per biciclette e per l’industria aeronautica.
Alla fine della guerra Bencini riprese la produzione di alcuni apparecchi già costruiti anteguerra come la Robi e la Argo. Sono probabilmente di produzione post-bellica anche due apparecchi folding simili ai precedenti e poco noti,
Deko ed Erno. A partire dal 1946 venne messo in commercio un apparecchio denominato Rolet per pellicola formato 127 e negativo di 4x6 cm.
Questo apparecchio rappresentò nella produzione Bencini un momento di transizione ed era
un ibrido tra un apparecchio folding, di cui manteneva la caratteristica struttura del corpo, e un apparecchio rigido in quanto il soffietto di stoffa venne sostituito da un barilotto di lamiera su cui era montato il blocco obiettivo-otturatore che si estraeva dal corpo. Nel 1948 venne presentata la
Comet ; da quel momento questo nome fu indissolubilmente legato a quello della Bencini e dette inizio ad una "dinastia" di apparecchi fotografici che si estinse solo con la chiusura della casa costruttrice. La Comet era un piccolo apparecchio in alluminio pressofuso per pellicola 127 e negativi di 3x4 cm . Fu il primo apparecchio Bencini costruito in alluminio pressofuso e fu certamente studiato e progettato con cura. Il successo commerciale fu immediato; evidentemente il pubblico fu colpito da questo apparecchio che, seppure semplice, aveva l'aspetto robusto e completo. Anche la scelta del nome fu evidentemente fatta con astuzia ed era lo stesso del primo aereo a reazione per passeggeri che in quel periodo iniziava ad essere impiegato in Inghilterra , un fatto che non era sfuggito a Roberto Bencini appassionato di aviazione, una scelta che oltre a sfruttare la pubblicità indotta da quell'evento voleva certo rimarcare la modernità di questo apparecchio fotografico. Nel 1951 sull’onda del successo della Comet la Bencini presentò due apparecchi dall’aspetto simile: Relex, per pellicola formato 127 e formato 4x6 cm; quest’apparecchio in pratica sostitui la Rolet e Koroll, per pellicola formato 120 e possibilità di doppio formato del negativo: 6x6 o 4,5x6 cm. Nel 1953 venne presentata la Comet II, come la Comet era per pellicola formato 127 e negativi da 3x4 cm e si differenziava soprattutto per il fatto che il gruppo obiettivo-otturatore era montato su un barilotto estraibile.
Nel 1955 i modelli in produzione (Comet, Relex, Koroll e Comet II) vennero dotati della sincronizzazione per il lampeggiatore. La Comet sincronizzata cambiò nome e diventò
Comet S e come tale fu presente nei listini Bencini per circa 15 anni, fino al 1970 ; in tutto quel tempo subì varie piccole modifiche estetiche dettate dalla necessità di diminuire i tempi di produzione e quindi abbasare i costi. La Relex sincronizzata cambiò nome e diventò Relex II, oltre alla sincronizzazione venne anche predisposta per il doppio formato del negativo, ossia 4x6 e 4x4 cm. Successivamente il nome venne ulteriormente modificato in Relex S. La Koroll sincronizzata in un primo momento cambiò nome e divenne Koroll S, succesivamente però fu prodotta anche con il precedente nome privo della S. La Comet II sincronizzata non cambiò nome e fu presente nei listini Bencini per circa 20 anni, fino al 1974, anche questo modello subì varie modifiche estetiche dettate dalla necessità di diminuire i tempi di produzione.
Alla Fiera di Milano del 1956 venne presentata la nuova
Comet III. Era questo un apparecchio molto originale in quanto aveva una forma sviluppata in senso verticale a ricordare una cinepresa. Era sempre costruito in alluminio pressofuso per pellicola 127 su cui dava luogo a negativi di 3x4 cm; a differenza delle altre Comet però tenendo impugnato l’apparecchio in modo normale il negativo risultava impressionato con il lato più lungo orizzontale. Per ottenere lo stesso risultato con le precedenti Comet occorreva ruotare l’apparecchio di 90°. Fu questo il motivo che portò ad una forma così inconsueta? Anche questo apparecchio fu presente nei listini Bencini per molti anni,fino al 1969, quando fu sostituito dalla Comet 3 che presentava una nuovo disegno del frontale ed altre piccole modifiche estetiche. Nel 1957 iniziò la produzione della Koroll 24, un apparecchio in alluminio pressofuso sempre per pellicola formato 120 su cui dava luogo a 24 negativi di 3x4,5 cm. Qualche anno dopo (1960 ca.) venne prodotta la Koroll 24 S che presentava rispetto al modello precedente modifiche sia estetiche che tecniche (diverso obiettivo). Finalmente nel 1958 alla Fiera di Milano la Bencini presentò il suo primo apparecchio per il formato 24x36 : la Comet 35. Sarebbe interessante conoscere per quali motivi si attese così a lungo prima di costruire un apparecchio di questo genere, se alla fine questa scelta fu dettata da una maturazione aziendale o dalla dura legge della concorrenza, certo è che la Comet 35 si differenziò da tutta la precedente produzione Bencini soprattutto nella sostanza. Si trattava infatti di un apparecchio in alluminio pressofuso dall'aspetto "grintoso" e completo per quanto riguarda le caratteristiche tecniche.
Di questo apparecchio vennero prodotte due versioni che differivano per un piccolo particolare: all'inizio l'oculare del mirino era riportato e fissato da una piccola piastrina, successivamente il tutto venne incorporato nella pressofusione del corpo della macchina. Nel 1959 venne presentata la
Koroll 35 che si affiancò alla Comet 35 rappresentando la versione economica della produzione Bencini dedicata al formato 24x36: costava infatti 7200 lire contro le 12000 lire della Comet 35.
Era un apparecchio più "tranquillo" rispetto alla Comet 35 sia nell'aspetto che nelle prestazioni. La Koroll 35 restò in produzione per oltre 10 anni mentre la Comet 35 uscì di produzione dopo circa 2 anni, come in altri casi la Koroll 35 subì nel tempo varie modifiche sia estetiche che tecniche che riguardarono l’obiettivo e l’otturatore. Nei primi anni 60 (1963-64) venne prodotta la
Korolette, terzo ed ultimo apparecchio per pellicola 35 mm della serie. Era un apparecchio ibrido tra i precedenti, l'aspetto era simile a quello della Koroll 35 mentre l’otturatore e l’obiettivo erano evidentemente derivati dalla Comet 35. Questo apparecchio rimase in produzione fino ai primi anni 70; fu studiata anche una versione di colore grigio-verde che doveva essere data in dotazione alla polizia stradale, ma poi il progetto sfumò. Nel 1962 fu prodotta la Cometa un curioso apparecchio con soluzioni originali anche se non necessariamente funzionali e comode; ad esempio il pomello per l'avanzamento della pellicola era posto nella parte inferiore dell'apparecchio a sinistra mentre sulla destra era presente la slitta portaflash. Altra particolarità era che per poter aprire il dorso dell'apparecchio occorreva svitare la ghiera presente intorno alla lente posteriore del mirino, fatto questo si asportava completamente il dorso e si poteva caricare la pellicola; ovviamente per chiudere l'apparecchio si doveva avvitare di nuovo la ghiera intorno al mirino: un sistema tutt'altro che comodo. Sempre nel 1962 iniziò la produzione di un altro apparecchio denominato Koroll II Seguendo la tradizione era un apparecchio per pellicola formato 120 su cui impressionava negativi di 3x4,5 cm; in pratica andava a sostituire nella famiglia delle fotocamere Bencini le Koroll 24 e 24 S, rispettandone l'impostazione generale ma presentando un aspetto più moderno. La Koroll II venne prodotta per circa 10 anni e subì una serie di modifiche sia estetiche che tecniche (obiettivo ed otturatore) dando luogo ad alcune varianti tra cui un modello denominato Koroll 2.
Nel 1963 venne presentata la nuova versione dell'apparecchio
Comet che andava a sostituire il vecchio modello mentre continuavano ad essere disponibili la Comet II e la Comet III.
La nuova Comet non rappresentava nulla di particolarmente nuovo; infatti l'obiettivo, l'otturatore, l'aspetto generale e la disposizione dei comandi erano del tutto analoghi a quelli utilizzati nella Koroll II solo le dimensioni erano ridotte dal momento che l'apparecchio era stato concepito per l'utilizzo della pellicola formato 127 e per negativi di 3x4 cm. Anche questo apparecchio fu prodotto per circa 10 anni subendo praticamente le stesse modifiche estetiche e tecniche (obiettivo ed otturatre) degli altri modelli Bencini dello stesso periodo. Nel 1967 venne presentata un'altra curiosa fotocamera: la
Minicomet. Il nome stesso indicava che la particolarità di questo apparecchio era nelle dimensioni estremamente contenute, pari a quelle di un pacchetto di sigarette;fu inoltre il primo apparecchio Bencini costruito in plastica. La pellicola utilizzata era la solita formato 127 ed il negativo ottenuto era di soli 2x3 cm, da ogni rullino si ottenevano 24 pose.
Furono costruite due varianti che differivano per il disegno della maschera frontale. La Minicomet veniva reclamizzata come l'apparecchio da tenere "...in tasca, nella borsetta, nel cassetto dell'automobile o della motocicletta per fotografare con soddisfazione ovunque andiate..." Alla Photokina di Colonia del 1963 la Kodak presentò un sistema destinato a rivoluzionare il settore delle fotocamere economiche. Il sistema consisteva nel nuovo magazzino portapellicola KODAPAK e nella linea di apparecchi appositamente costruiti e denominati INSTAMATIC.
Inoltre la Kodak ideò una nuova pellicola da inserire nei nuovi caricatori, una nuova pellicola un poco più stretta del formato 127 con una perforazione particolare che venne da allora indicata con il numero 126. L'anno successivo la concorrenza cercò di correre ai ripari e presentò il sistema RAPID. Questo secondo sistema utilizzava la normale pellicola 35 mm in un caricatore particolare; gli apparecchi appositamente costruiti funzionavano con due di questi caricatori, uno pieno di pellicola vergine ed uno vuoto, e la pellicola veniva fatta avanzare e spinta dal primo al secondo caricatore. Il sistema Rapid era il frutto di una grande alleanza tra le varie industrie europee come Agfa. Adox, Balda, Bilora, Braun, Dacora, Ferrania, Gevaert, Ilford, Perutz, Regula, Rollei, Voigtlander e Zeiss Ikon. Nel 1965 la Bencini presentò la
Comet Rapid schierandosi con tutte le altre maggiori industrie europee; va ricordato che la licenza per il sistema Rapid era totalmente gratuita mentre per costruire apparecchi per il sistema Kodapak la licenza doveva essere acquistata dalla Kodak detentrice del brevetto. Era un apparecchio dalle dimensioni molto contenute (solo 10 x 7 cm), in metallo, dall'aspetto veramente gradevole con cui si ottenevano 24 fotogrammi ognuno di 18x24 mm La "guerra" commerciale tra sistema Kodapak e sistema Rapid non durò a lungo e si risolse con la vittoria della Kodak; anche la Bencini pertanto abbandonò il sistema Rapid ed iniziò a costruire apparecchi per pellicola 126. Nel 1966 venne prodotta la Unimatic 800; con questo apparecchio la Bencini si sforzò di differenziarsi dalla concorrenza. La Unimatic aveva il caratteristico aspetto degli apparecchi per caricatori Kodapak ma era costruita interamente in metallo, altra caratteristica era il sistema di avanzamento della pellicola ed armamento dell'otturatore: per effettuare questa operazione anzichè ruotare la classica rotella posta sul retro dell'apparecchio occorreva spingere il pulsante di scatto verso il centro fino a fine corsa, a questo punto una molla riportava lo stesso pulsante nella posizione di partenza e si poteva scattare la foto premendolo. Nel 1968 vennero presentati altri due apparecchi della serie Unimatic: Unimatic 808 (come la 800, in metallo con alcune piccole modifiche) e Unimatic 600 (come la 800 ma costruita in plastica.) Nel 1969 vennero annunciate anche versioni della Unimatic 800 colorate o meglio bicolore e precisamente nero/beige, nero/giallo chiaro, nero/grigio chiaro, nero/rosso scuro.
A partire dallo stesso anno la Bencini iniziò anche la produzione di apparecchi per il formato 126 più convenzionali e simili a quelli della concorrenza. Siamo così arrivati al 1970, come abbiamo già detto all’inizio la Bencini continuò a produrre apparecchi fotografici, alcuni dei quali di un certo interesse, ancora per alcuni anni ma questo libro vuole limitarsi ad analizzare un preciso periodo e rimandiamo ad altri testi il resoconto degli apparecchi prodotti in epoca successiva.