ISO – INDUSTRIA SCIENTIFICA OTTICA - MILANO

La ISO – Industria Scientifica Ottica nacque a Milano all’indomani della fine della 2^ Guerra Mondiale ad opera della famiglia Viganò, noti ottici milanesi, che si avvalsero in questa loro attività del supporto tecnico-scientifico del prof. Argentieri, noto studioso di ottica ed autore di numerosi volumi sull’argomento ( es. Ottica Industriale – Hoepli 1941 ). Questa azienda disponeva di due stabilimenti di produzione, uno a Milano e l’altro a Rovereto, in trentino; non è chiaro se tali impianti siano stati realizzati dalla stessa Iso o se fossero in qualche modo già attivi precedente-mente. Nel 1947 venne realizzato a livello di prototipo un apparecchio per pellicola 35 mm, formato 24x36 mm con ottica intercambiabile e messa a fuoco con telemetro che in pratica era una copia abbastan-za fedele di una Leica III; venne chiamato
LUX ed era corredato da un obiettivo passo leica da 50/3,5 denominato Luxar. Questo prototipo fu però subito modificato seguendo anche i consigli di un noto commerciante e importatore del settore, Dell’Acqua di Genova, che sembrava interessato alla sua distribuzione e tra la fine del 1947 ed il 1948 venne prodotto in piccola serie (forse 200- 300 esemplari) un apparecchio, sempre denominato LUX, che pur avendo le stesse caratteristiche fondamentali del precedente modello differiva in molti ed importanti particolari. Sia nell’aspetto che nelle caratteristiche la nuova Lux era un ibrido tra una Leica ed una Contax: della prima aveva il corpo arrotondato e l’obiettivo intercambiabile con il classico passo a vite mentre della seconda presentava la rotella sulla parte frontale per regolare la messa a fuoco ed inoltre gli obiettivi da 50 mm erano privi del meccanismo di regolazione del fuoco essendo lo stesso integrato nel corpo della macchina. La nuova Lux aveva poi caratteristiche tutte sue particolari e non riscontrabili in altri apparecchi simili come la presenza di un esposimetro ottico ad estinzione, mirino e telemetro uniti in un solo complesso ed il fatto che la base del telemetro si sviluppasse in senso verticale e non orizzontalmente come era più comune vedere; a rendere ben visibile tale ultima caratteristica una tonda finestrella era piazzata sulla parte destra del frontale. La Lux era corredata di serie da un obiettivo 50/3,5 rientrante denominato Iriar ed erano annunciati in preparazione una serie di obiettivi “ che il prof Argentieri ci assicura imponente… (Prog. Fotog. luglio 1947)”. Nel 1950 la Iso presentò un nuovo apparecchio chiamato BILUX; era una fotocamera con le stesse caratteristiche tecniche della Lux rispetto alla quale mancava dell’esposimetro ottico ad estinzione (presentato almeno teoricamente con accessorio nelle pagine di pubblicità) e dove la base del telemetro era stata riportata in senso orizzontale. Aveva però in più un dispositivo di avanzamento e caricamento rapido per mezzo di una levetta a grilletto che sporgeva sul fondo dell’apparecchio (tipo Leicavit) e che poteva essere ripiegato in una apposita sede dopo l’uso, l’apparecchio manteneva comunque la possibilità di essere caricato mediante la consueta manopola presente sulla parte superiore, però questa manopola era piuttosto piccola e quindi scomoda da usare. Altra particolarità era quella che riguardava il mirino-telemetro dove l’oculare, oltre a permettere la regolazione diottrica per adattarsi ad eventuali difetti di vista del fotografo, era removibile ed intercambiabile dal momento che per ogni obiettivo di diversa focale era previsto uno specifico oculare da montare sull’apparecchio; in questo modo era possibile per ogni obiettivo vedere nel mirino un’immagine corrispondente alla parte di soggetto effettivamente coperta e quindi che sarebbe stata fotografata. La pubblicità relativa a questo apparecchio mostrava un certo numero di obiettivi, in particolare teleobiettivi, ma non è certo che fossero effettivamente disponibili nel periodo in cui la Bilux rimase in produzione. Nel 1952 venne presentata una nuova versione perfezionata di questa fotocamera, con sincrolampo regolabile; sul fondello dell’apparecchio era presente un bottone regolabile su una scala da 0 a 10 per sincronizzare la tendina con i vari tipi di lampadine flash al tempo in commercio. Anche questa fotocamera come la precedente Lux fu prodotta in piccola serie (forse 300 – 400 esemplari) Alla Fiera di Milano del 1953 vennero annunciate e forse presentate a livello di prototipo due nuove fotocamere: la SENIOR e la JUNIOR. Nessuna delle due venne prodotta in serie (furono probabilmente prodotti una decina di esemplari della Junior) ma a partire dal 1954 vennero messe in produzione la REPORTER (con le stesse caratteristiche annunciate per la Senior) e la STANDARD (con le caratteristiche della Junior). La Reporter era simile alla Bilux (2° modello) con alcune piccole migliorie estetiche che ancora di più rendevano evidente la cura con cui questo apparecchio veniva costruito. La Standard era il modello economico della Iso (costava poco più della metà di una Reporter) e rispetto alla sorella maggiore mancava della leva di carica rapida e dei tempi lunghi. Per questi apparecchi erano disponibili una serie di obiettivi: 3 normali (Iadar 50/3,5; Iriar 50/2,8; Arion 50/1,9), 2 teleobiettivi (Aglar 80/2,5; Iriar 125/2,8) prodotti dalla stesso Iso e successivamente anche un grandangolare (Angulor 28/3,3) prodotto dalla Som Berthiot. Che questi apparecchi fossero di buona qualità fu evidenziato dall’accordo che fu stipulato tra la Iso e l’azienda tedesca Hendoldt, controllata dalla fondazione Zeiss e con sede a Wetzlar, la città in cui era nata la Leica, che portò alla produzione di Reporter (e forse anche di Standard) con il marchio della casa tedesca; certo non si può escludere che tale accordo fosse nato anche con fini più propriamente commerciali (ad esempio per soddisfare la nota esterofilia del fotoamatore italiano), rimane comunque un evento unico nella storia della produzione di fotocamere made in Italy . La Reporter e la Standard rimasero in produzione per diversi anni (almeno fino ai primi anni 60) ma anche in questo caso i volumi produttivi furono modesti (forse 1300- 1500 Reporter e 800 – 1000 Standard). Nel 1955 alla Fiera di Milano venne presentato in anteprima un apparecchio decisamente particolare, era una fotocamera stereo che utilizzando due obiettivi produceva su una pellicola formato 120 una coppia di fotogrammi 23,5x25 mm, per un totale di 24 coppie di stereogrammi. Il prototipo era denominato STEREO 120 ma l’anno successivo in sede di produzione in serie venne modificato in DUPLEX SUPER 120. Con lo stesso apparecchio era possibile ottenere anche 48 fotogrammi singoli chiudendo alternativamente uno dei due obiettivi dal momento che l’avanzamento della pellicola ed il caricamento dell’otturatore erano due operazioni ben distinte. All’inizio degli anni 60 questo apparecchio subì una piccola modifica e fu aggiunta una piccola levetta che inseriva un blocco contro le doppie esposizioni stereo oppure lo disinseriva per consentire di eseguire immagini singole. Sempre nel 1956 iniziò la produzione di un apparecchio dello stesso tipo semplificato e quindi più economico che fu chiamato DUPLEX 120 e che rispetto al modello principale aveva obiettivi di qualità inferiore, mancava della possibilità di regolare la messa a fuoco e montava un otturatore con una gamma di tempi più ristretta. Questi apparecchi furono corredati da una serie di accessori: alcuni erano indispensabili come il visore per osservare gli stereogrammi e la taglierina per facilitare il montaggio degli stessi nei telaietti in cartone ( e successivamente anche in plastica), altri invece furono prodotti nel tempo per ampliare le possibilità d’uso degli apparecchi Duplex come il portafiltri per montare sia filtri colorati che lenti addizionali, un dispositivo per aiutare il fotografo ad inquadrare il soggetto nelle riprese macro, una staffa per facilitare l’uso del lampeggiatore (la Duplex era sincronizzata ma non aveva alcuna slitta su cui posizionare il flash), una maniglia da avvitare nell’attacco per il cavalletto per facilitare l’impugnatura dell’apparecchio, un visore con illuminazione interna a batteria o a rete con regolazione della messa a fuoco.Questi apparecchi, ed in particolare la Duplex Super 120, rimasero in commercio fino ai primi anni 70 e furono prodotti in un numero di esemplari superiore a tutti gli altri apparecchi della Iso; si può stimare una produzione di circa 10.000 pezzi per la Duplex Super 120 (4000 senza levetta contro le doppie esposizioni e 6000 con la levetta) mentre la produzione del modello economico Duplex 120 si può stimare a meno della metà ( 3000 – 4000 pezzi).