Boscoli – Borletti: La Storia della Fotocamera EFFEBI
Nel giugno del 1918, un giovane e promettente tecnico di nome Ettore Boscoli iniziò a lavorare presso una delle poche officine di fotoriparazioni in Italia dell’epoca, la Bellini & Candiani. Durante il periodo bellico, venne assunto dalla Kodak, un’esperienza che gli permise di perfezionare ulteriormente le sue abilità nell’ambito della fotografia e delle attrezzature fotografiche.
Subito dopo la fine della guerra, Boscoli decise di avviare una propria attività di fotoriparazione, e fu proprio in questo periodo che venne contattato dalla Fratelli Borletti, azienda milanese che, come molte altre durante il dopoguerra, si trovò a dover convertire la propria produzione da scopi militari a civili. In particolare, la Borletti, in collaborazione con Fiat, stava considerando la possibilità di entrare nel settore della fotografia, con l’intento di realizzare una fotocamera simile alla Leica.
Per avviare il progetto, si scelse come modello di riferimento la Leica IIIa, che fu completamente smontata, studiata e ridisegnata con attenzione ai dettagli. Boscoli, per raggiungere l’obiettivo, dovette realizzare anche attrezzature specifiche, tra cui stampanti e utensili specializzati, per produrre la fotocamera da zero.
Nel 1948, il primo prototipo della nuova fotocamera vide la luce, prendendo il nome di EFFEBI (acronimo di Fratelli Borletti). Venne realizzato un numero limitato di esemplari, si parla di circa 10 prototipi, tutti costruiti con componenti in ottone, lavorati manualmente al tornio. Ogni parte, dalle molle agli ingranaggi, dalla cassa stessa alle ottiche, fu prodotta artigianalmente, ad eccezione delle lenti e dei mirini. La fotocamera utilizzava un obiettivo Eptamitar 5cm/f2, prodotto dalle Officine Galileo, in sostituzione
dell’Elmar.
Le caratteristiche tecniche della EFFEBI erano praticamente identiche a quelle della Leica IIIa, con pellicola 35mm e un formato di 24×36 mm. L’otturatore offriva tempi da 1 secondo a 1/1000, oltre alla posizione per la posa B. La fotocamera disponeva di un telemetro accoppiato per la messa a fuoco, e l’ottica intercambiabile utilizzava un passo a vite da 39 mm.
Tre di questi prototipi vennero nichelati per la presentazione ufficiale. Uno fu destinato alla Fratelli Borletti, uno alla Fiat e il terzo venne dato in uso a un fotografo milanese per testarlo sul campo. Le altre sette fotocamere rimasero in circolazione, ma la produzione non proseguì. La Borletti e la Fiat scelsero di abbandonare il progetto fotografico, avviandosi verso altre direzioni, e la fotocamera EFFEBI non arrivò mai alla produzione in serie.
Tuttavia, Boscoli, con i pezzi rimanenti, riuscì a costruire circa 100 esemplari di una fotocamera identica all’EFFEBI, ma con il nome di Fiumea. Questi apparecchi vennero esportati in Argentina nel 1950 grazie a un capitano dei Carabinieri, amico di Boscoli, ma nessuna di queste fotocamere argentine è mai stata trovata o documentata.
La storia della EFFEBI e della sua evoluzione in Fiumea si basa sulla testimonianza di Marco Boscoli, figlio di Fulvio e nipote di Ettore, che ha condiviso questi dettagli come ricordo della sua famiglia e dell’attività di fotoriparatore a Milano.