Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Celso Mantovani fu uno degli artigiani attivi nel campo della costruzione di apparecchi fotografici. Operava in un contesto vivace e altamente specializzato, accanto a figure come Emilio Resti, Pio Fatti, Edoardo Lepage, Angelo Arnaboldi e Arturo Fumel — tutti impegnati nella realizzazione di fotocamere artigianali in legno, spesso a soffietto, destinate sia a fotografi professionisti che amatori.
Queste officine producevano strumenti raffinati, curati nei dettagli e in genere costruiti in piccole serie, senza mai raggiungere una vera dimensione industriale. Il loro lavoro rappresenta una pagina importante della storia della fotografia italiana, in particolare quella legata alla città di Venezia.
Di Celso Mantovani, però, si conosce molto poco. Le informazioni a lui riferite sono frammentarie: non si hanno notizie precise sui modelli da lui costruiti né esistono, al momento, documentazioni storiche dettagliate sulla sua attività. È probabile che la sua produzione fosse limitata e che oggi sopravviva soltanto attraverso pochi esemplari, forse riconoscibili per mezzo di targhette o incisioni.