
Rectaflex SpA: Il Mito di una Fotocamera Italiana
La Rectaflex è una delle storie più affascinanti della fotografia italiana. Definita un “capolavoro italiano” da Patrice-Hervé Pont, giornalista francese, la Rectaflex ha suscitato ammirazione non solo in Italia ma anche all’estero, al punto che 30 anni dopo la sua fine, Pont scrisse un libro ad essa dedicato. Successivamente, anche Marco Antonetto celebrò la sua grandezza, consacrando il mito della Rectaflex con una delle più complete rassegne mai realizzate su una fotocamera, subito dopo la Leica. Ma la sua storia, purtroppo breve, è stata segnata da straordinarie innovazioni che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo della fotografia.
La nascita della Rectaflex risale al 1947, quando Telemaco Corsi, un avvocato appassionato di fotografia, ebbe l’idea di creare una fotocamera reflex a visione diretta che sarebbe diventata una vera rivoluzione nel settore. La possibilità di inquadrature perfette ad altezza d’occhio, un specchio a ritorno istantaneo comandato dal pulsante di scatto, un otturatore montato su rubini, e una meccanica robusta e silenziosa rendevano questa fotocamera unica. Il progetto nacque come una risposta alla difficoltà di trovare una macchina fotografica versatile e moderna, qualcosa che Corsi e l’amico Emilio Palmidessi avevano spesso discusso.
Il primo prototipo della Rectaflex fu presentato alla Fiera di Milano nel 1947. L’innovazione era tale che il prototipo, pur con alcune imperfezioni (come un problema di inversione dell’immagine nelle riprese verticali), suscitò un enorme interesse. Nonostante la difficoltà iniziale, Corsi riuscì a risolvere il problema, reinventando il prisma per correggere l’orientamento dell’immagine.
Nel 1948, la Rectaflex divenne realtà, con la presentazione del modello definitivo alla stessa fiera. La fase progettuale fu completata e la produzione di serie iniziò. Tuttavia, l’azienda si trovò ad affrontare diverse difficoltà, non ultima la scarsa esperienza nel settore e la necessità di formare maestranze capaci di produrre con la stessa precisione delle grandi case fotografiche internazionali. Nonostante queste difficoltà, l’entusiasmo era tangibile e la Rectaflex suscitò ammirazione all’estero, specialmente in Germania, dove il settore fotografico era all’apice della sua grandezza.
Nel 1951, alla Photokina di Colonia, la Rectaflex ottenne un successo straordinario, dove i tecnici tedeschi rimasero colpiti dall’innovazione del design, come gli ingranaggi dell’otturatore montati su rubini e il fatto che tutte le viti della fotocamera avessero il taglio orientato nello stesso verso. Tuttavia, il settore commerciale si rivelò un tallone d’Achille: nonostante l’enorme interesse, la produzione fu limitata, e la Rectaflex non riuscì a soddisfare le crescenti richieste.
Nel 1952, con l’arrivo di Leon Baume alla direzione commerciale, la speranza di espandere il mercato americano si fece concreta. Baume ottenne un importante contratto con le forze armate americane, ma il contratto non venne onorato, portando l’azienda a fare fatica a rispondere alla crescente domanda internazionale. Un episodio che accese l’interesse americano per la Rectaflex fu la donazione di una versione gold della fotocamera al presidente degli Stati Uniti Eisenhower nel 1953. Nonostante ciò, le richieste provenienti dal mercato civile americano non poterono essere soddisfatte a causa delle difficoltà produttive.
Nel frattempo, la Cisa Viscosa, proprietaria dell’azienda, decise di interrompere la produzione, e la Rectaflex venne chiusa nel 1953. La proprietà fu trasferita a una nuova entità, la Rectaflex International, che cercò di rilanciare la produzione con una nuova sede a Vaduz, nel Liechtenstein. Tuttavia, i problemi di progettazione del nuovo modello portarono al fallimento del tentativo di recupero, chiudendo così l’avventura estera della Rectaflex.
In soli sette anni, la Rectaflex visse una carriera fulminea, fatta di innovazione, entusiasmo e ambizioni internazionali. La macchina fotografica, tecnologicamente all’avanguardia per l’epoca, aveva tutte le carte in regola per competere con i colossi dell’industria fotografica, ma fu ostacolata da una gestione aziendale incerta e da difficoltà nel rispondere alla crescente domanda di mercato. Nonostante questo, la Rectaflex rimane una delle fotocamere più apprezzate dai collezionisti e dagli appassionati, simbolo di un’Italia che, in quegli anni, riuscì a esprimere un “genio” creativo unico nel suo genere.
Il primo modello di Rectaflex, noto tra i collezionisti come Standard 1000, era caratterizzato da un otturatore con tempi di esposizione fino a 1/1000 di secondo, mentre i tempi lunghi potevano essere regolati fino a un secondo. La sua combinazione di tecnologia, design innovativo e attenzione ai dettagli lo rese una macchina fotografica destinata a rimanere nella storia.